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‘A Bella ‘Mbriana, tra storia e leggenda

Fonte: LiberoPensiero

di Silvia Semonella

“Bonasera bella ‘mbriana mia

ccà nisciuno te votta fora,

bonasera bella ‘mbriana mia

rieste appiso a ‘nu filo d’oro”

Chi, almeno una volta nella vita, ha ascoltato questa canzone di Pino Daniele è sicuramente a conoscenza dell’esistenza della Bella ‘Mbriana, citata, appunto, dal cantante.

Per molti, però, resta una figura sconosciuta, nonostante sia una delle leggende partenopee più antiche e caratteristiche, insieme a quelle del Munaciello e della Janara.

La leggenda

Il nome deriverebbe dal latino “meridiana”, alludendo, quindi, ai momenti del giorno in cui potrebbe essere più probabile vederla apparire, ossia le ore più luminose, quelle del primo pomeriggio. Un’altra tradizione vuole che il termine derivi dall’aggettivo “mariana”, riferendosi a uno spirito protettivo o alla sua natura benigna.

La storia di Napoli è pervasa di leggende e miti, che si perdono tra realtà e fantasia, tra strade e vicoli, tra luci e ombre. Una di queste, triste e malinconica, riguarda proprio la nascita del mito della Bella ‘Mbriana.

La figura di questo spirito benigno trae origine da una storia antica; una storia di un amore non ricambiato: in un regno non precisato, una principessa era perdutamente innamorata, non corrisposta, di un valoroso e impavido cavaliere, eroe di mille battaglie, dalle quali era sempre tornato vittorioso. Un giorno però, nonostante la principessa lo avesse atteso per lungo tempo, il cavaliere non fece più ritorno…

La fanciulla cadde in una profonda disperazione, tale da farle perdere il senno, e cominciò a girovagare per i vicoli della città, alloggiando presso chi le offriva ospitalità. Il re, suo padre, disperato, per proteggerla e far sì che avesse sempre un luogo sicuro dove dormire, decise di offrire una ricompensa a chiunque aprisse le porte di casa alla sua povera figlia.

Nasce così la leggenda di questa misteriosa figura femminile, che dimora nelle abitazioni del popolo napoletano e le protegge; si dice che questo spirito benigno sia difficile da vedere e che sia molto improbabile assistere ad una sua “apparizione”: potrebbe, però, capitare di scorgerlo nel riflesso di una finestra o in una tenda mossa dal vento.

Eterea e quasi evanescente, i pochi che dicono di averla vista la descrivono come una bella donna, dal viso affabile e dolce, ben vestita, curata nell’aspetto; più una fata buona per bambini che uno spirito maligno, come molti potrebbero pensare.

Bisogna stare attenti, però, a non incorrere nel suo sguardo! La tradizione, infatti, narra che si potrebbe trasformare in farfalla o in geco (animale simile alla lucertola) che, forse, proprio per questo motivo, è considerato un portafortuna dal popolo napoletano.

La bella’mbriana ama l’ordine – guai ad avere una casa disordinata!-, protegge gli abitanti della casa e, infatti, nei periodi di difficoltà economica o di problemi familiari, un tempo era usanza esclamare: ”Scètate bella ‘mbriana!” (“svegliati bella ‘mbriana!“) ;  come “ricompensa” per questa compagnia, la leggenda vuole che debba essere sempre informata di ciò che succede nella dimora in cui viene ospitata. In passato, infatti,  quando si decideva per un trasloco, si cercava di parlarne fuori casa, in modo da non farle sapere nulla, per non attirare le sue ire.

Si deve evitare in tutti i modi, infatti, un’evenienza del genere: la Bella ‘Mbriana non perdona e potrebbe anche causare la morte di uno dei propri cari! Spesso l’ira dello spirito è causata da una ristrutturazione a lei non gradita – un proverbio, al proposito, recita: “Casa accunciata, morte apparecchiata” (“casa ristrutturata, morte in agguato“) – oppure la mancanza di una sedia per farla accomodare o del posto a tavola a lei riservato.

Ancora oggi, spesso, gli anziani le rivolgono un saluto,un ossequio, nel momento dell’entrata e dell’uscita da casa, esclamando ad alta voce “Bonasera bella ‘mbriana mia!”.

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