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‘A Janara: non fatevi contare i capelli!

Credit: Wellcome Library, London.

di Silvia Semonella

Janara janara ca ‘e notte me piglie, te piglio pô vraccio e te tiro ‘e capille

Questa è solo una delle tante “formule”, tramandate di generazione in generazione, per scacciare una delle figure della notte più temute: la janara.

Ma chi è questa donna che popola i racconti dei più anziani e che infesta gli incubi di grandi e piccini?

La leggenda

Il mito delle janare affonda le radici nel Medioevo, epoca di grande fervore religioso e, soprattutto, di caccia alle streghe. Proprio in questo contesto, si inserisce Benevento, che si dice fosse popolata da queste donne malefiche e molto temute.

La leggenda le descrive come piccole vecchiette ricurve, che erano solite incontrarsi sotto un noce, lungo le sponde del fiume Sabato, oppure in una località chiamata Piano di Cappelle, invocate da una cantilena, che recitava: “‘nguent’ ‘nguent’, mannam’ a lu noc’ e’ Benivient’, sott’ a l’acqua e sott’ o vient’, sott’ a ogn’ mal’tiemp”.

I loro incontri prendevano il nome di Sabba, vi partecipava Satana in persona oppure, in sua assenza, veneravano un cane o un caprone.

Il termine ha una doppia (incerta) origine: secondo alcuni, “janara” deriverebbe dalla parola latina “ianua”  (porta), ovvero “insidiatrice delle porte”, data la sua capacità di introdursi nelle abitazioni; secondo altri sarebbe da far risalire a Diana, la divinità notturna dell’antica Roma.

Esperta nelle arti magiche, la janara ha un’ottima conoscenza delle erbe e dei medicamenti naturali, utilizzati a scopo terapeutico; essere tipicamente notturno, è solita intrufolarsi nelle stalle dei cavalli per prendere una giumenta e cavalcarla tutta la notte. All’alba, però, scomparirebbe e, come segno del suo passaggio, si divertirebbe a intrecciare le crine della giumenta; per questo motivo, fuori la porta della stalla, si dovrebbe mettere una scopa o del sale, così da ingannare la strega e spingerla a intrecciare i fili della scopa o a contare i granelli, fino al sorgere del sole. Gli oggetti posti a tutela delle porte, infatti, hanno anche loro insite virtù magiche: la scopa per il suo valore fallico, oppone il potere maschile e fertile a quello femminile e sterile della janara; i grani di sale sono portatori di vita, poichè un’antica etimologia connette sal (sale) con Salus (la dea della salute). Essendo figlie del demonio, le janare, infatti, sono state punite duramente da Dio, che ha impedito loro il concepimento: per questo, sembra che la loro ira sia maggiormente rivolta verso i più piccoli.

Addirittura, si pensava che i bambini nati con gravi malformazioni fossero stati maledetti dalle janare, secondo l’antico detto “la’ janara l’è passat’ dint u treppète” (“La janara lo ha fatto passare attraverso il treppiede”), ossia il treppiedi utilizzato per sostenere il calderone.

Liberarsi delle janare

Come si fa a liberarsi di una janara? Bisogna catturarla, prendendola per i capelli, il suo punto debole, e rispondere a una domanda: nel momento in cui viene afferrata, infatti, questa dirà “ch’ tien’ mman’?” cioè “cosa hai tra le mani?” e se si risponde “fierr’ e acciaio” sarà catturata per sempre e non potrà più nuocere. Occhio a non essere impulsivi, rispondendo “capigl’” (capelli): a quel punto la strega replicherebbe “e ij me ne sciulie comm’ ‘a n’anguill’”, dileguandosi.

Come tutte le leggende, mito e realtà si mescolano in modo imprescindibile e non si può dire dove cominci l’uno e finisca l’altra, ma molti giurano di averle viste aggirarsi durante la notte…

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