Cappella Sansevero: dove storia e leggenda si fondono | LoveNaples
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Cappella Sansevero: dove storia e leggenda si fondono

Fonte: iguzzini

di Chiara Scaramella

Cappella Sansevero è una delle tappe fondamentali durante un tour della città di Napoli.

Sita nel cuore del centro storico, a pochi passi da Piazza San Domenico Maggiore, precisamente in Via Francesco de Sanctis, rappresenta un patrimonio artistico dal valore inestimabile.

La leggenda vuole che il culto della Maria della Pietà, alla quale è dedicata la chiesetta, nacque intorno al 1590, quando un uomo innocente ricevette la grazia da questa madonna di non venire condannato in cambio di un’iscrizione posta in quel tratto di strada (dove ora sorge la cappella) lungo il quale l’uomo aveva visto apparire la Vergine. Successivamente, nel ‘600, in seguito alla guarigione del Duca Giovanfrancesco di Sangro dopo il suo essersi affidato alla Madonna della Pietà, il figlio di quest’ultimo si dedicò alla costruzione della cappella che, poi, destinò a mausoleo familiare.

La chiesa come la vediamo oggi è stata totalmente rimaneggiata per volontà di una delle personalità più poliedriche ed eclettiche che abbia calpestato il suolo napoletano: il settimo principe di Sansevero, Raimondo di Sangro.

Il contributo di Raimondo di Sangro

L’illustre alchimista ridimensionò totalmente l’assetto della cappella, stravolgendo quasi completamente quello seicentesco e rendendola straripante di simboli massonici incastonati tra le decorazioni tutte barocche tipiche del settecento. Il progetto iconografico attualmente visibile, messo in atto tra gli anni 40 e 70 del settecento, è il risultato del lavoro artistico, coordinato e commissionato personalmente dal poliedrico Raimondo di Sangro, di numerosissimi e celebri artisti dell’epoca.

Entrando all’interno della cappella, dal sobrio portale d’ingresso l’occhio del visitatore viene invaso dalla pienezza e dalla sinuosità delle forme barocche che saturano ogni spazio del  mausoleo dei principi di Sansevero. La chiesetta, perla del barocco napoletano, è costruita su base rettangolare ed è costituita da una singola navata impreziosita, oltre che dalle innumerevoli decorazioni, da elementi architettonici tipicamente barocchi, come gli otto archi a tutto sesto che introducono alle cappellette laterali, le volte a botte e le finestre strombate che illuminano tutto il patrimonio artistico custodito. Dall’unica navata, si può accedere sia alla sacrestia che alla cava sotterranea, la quale custodisce le macchine anatomiche, uno degli esperimenti più incredibili messi in atto dal settimo principe di Sansevero in persona.

Le opere scultoree: il Cristo Velato e le statue delle Virtù

Le opere di gran pregio sono numerosissime ma, sicuramente, quelle che saltano prima all’occhio dell’osservatore sono quelle scultoree. Quella che domina la navata rettangolare, e che rende la cappella famosa in tutto il mondo, è la celebre statua rappresentante il Cristo Velato, probabilmente attribuibile ad Antonio Corradini e che, secondo il progetto iniziale, avrebbe dovuto trovarsi nella cava sotterranea. Quest’opera scultorea, raffigurante il cristo disteso e ricoperto da un velo, eseguito con tale precisione e bravura da sembrar davvero appoggiato sul corpo di Gesù, è talmente bella che lo stesso Antonio Canova ha dichiarato che avrebbe donato dieci anni della sua vita pur di possederla. Porta, inoltre, con sè uno dei temi più ricorrenti all’interno della cappella, ovvero quello della resurrezione, che troviamo ridondante in tante altre statue, come ad esempio la Pudicizia e la Deposizione.

La prima opera che, in realtà, è stata commissionata dal principe, è l’affresco dipinto sulla volta che sovrasta la navata: questo vede come protagonista centrale una colomba, verso la quale convergono gli angeli e tutti gli altri protagonisti della scena. Particolare è, innanzitutto, il fatto che, assieme alla colomba, sia raffigurato un triangolo, simbolo massonico che indica il Maestro Venerabile, ed in secondo luogo che l’affresco sia stato realizzato utilizzando dei colori creati da Raimondo di Sangro in persona, con una particolare formula chimica che gli ha permesso di risplendere tanto da non aver mai avuto bisogno di un intervento di restauro.

Come abbiamo precedentemente descritto, numerosi sono gli elementi decorativi che richiamano il culto massonico: difatti, il progetto iconografico ideato dal poliedrico principe, grazie alla presenza di ben dieci statue raffiguranti le virtù, voleva descrivere ed indicare le tappe del cammino spirituale che un uomo deve effettuare per giungere al perfezionamento ed alla comprensione di se stesso. Questo cammino, reso simbolicamente difficoltoso dal pavimento labirintico che ricopriva tutta la pavimentazione della cappella (ora solo in parte), probabilmente voleva anche raffigurare il percorso nella conoscenza che un massone deve effettuare al fine di essere iniziato.

Le dieci statue raffiguranti le virtù, intervallate a monumenti funebri e celebrativi di componenti della famiglia Sansevero, sono dedicate ognuna ad una moglie di uno dei principi di Sansevero, fatta eccezione per la statua che rappresenta il Disinganno, dedicata al padre di Raimondo di Sangro, e per quella che raffigura la Pudicizia, dedicata, invece, alla madre. Quest’ultima opera, che rappresenta una donna completamente ricoperta da un velo semitrasparente e cinta da una ghirlanda di fiori, è una delle maggiori opere del Corradini e, probabilmente, è un’allegoria della sapienza, con riferimento all’Iside Velata, simbolo della scienza iniziatica.

Un’altra scultura che è impossibile non menzionare è quella dedicata ad Alessandro, padre di Raimondo. Questa, denominata Disinganno, raffigura un uomo che si libera di una rete, simbolo di peccato, aiutato da un putto che, a sua volta, sta a rappresentare l’intelletto, il quale indica un globo terrestre adagiato ai suoi piedi, che si trova lì a intendere la mondanità. L’elemento che permette di aprire gli occhi grazie all’intelletto è costituito dalla raffigurazione della Bibbia, posta in basso a sinistra della composizione. Di tutto questo complesso scultoreo, ciò che rende lo spettatore più esterrefatto è  proprio la fattura della rete, che è tanto realistica e realizzata nel dettaglio che è davvero difficile credere che sia stata scolpita nel marmo. Anche in questa statua, come d’altronde in tutte quelle che ritroviamo all’interno della cappella, ritroviamo dei riferimenti alla massoneria: l’opera si rifà al fatto che, durante le iniziazioni, gli aspiranti erano bendati e, solo in seguito, potevano aprire gli occhi e comprendere le verità.

Numerosissime sono le altre statue presenti all’interno della cappella ed altrettanto numerosi sono i simboli nascosti in esse come, ad esempio, la continua raffigurazione della cuspide di piramide, emblema della gloria dei principi, che ritroviamo nella Libertà, nella Soavità del Giogo Coniugale, nell’Educazione e nella Sincerità.

Insomma, elencare tutte le meraviglie custodite all’interno della chiesa, e soprattutto descrivere e raccontare tutti i significati segreti che si celano in ogni angolo ed in ogni decorazione dell’edificio, è praticamente impossibile.

È proprio per questo che la visita alla cappella è una tappa fondamentale ed obbligatoria per chiunque non l’avesse mai vista!

Fonte: issrgo.it

Info

Orari: Tutti i giorni dalle 09.30 alle 18.30. Ultimo ingresso consentito fino a 30 minuti prima della chiusura.
 Chiuso il martedì.

Tariffe:
- Biglietto ordinario: € 7,00
- Ragazzi da 10 a 25 anni: € 5,00
- Artecard: € 5,00
- Soci FAI: € 5,00
- Scuole: € 3,00
- Bambini fino a 9 anni: gratis
- Audioguida: € 3,50
Indirizzo: Via Francesco De Sanctis 19/21

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