La Chiesa di Sant’Orsola a Chiaia | LoveNaples
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La Chiesa di Sant’Orsola a Chiaia

Fonte: napoligrafia

di Silvia Semonella

Continua la lunga lista di chiese presenti nella nostra città: oggi parliamo della chiesa di Sant’Orsola a Chiaia, sita, appunto, in largo Sant’Orsola a Via Chiaia.

La storia di Sant’Orsola, tra mito e realtà

La chiesa, nota anche con il nome di Sant’Orsola dei Mercedari Spagnoli, nasce inizialmente come piccola cappella dedicata a Sant’Orsola; la santa, vissuta nel VI secolo, è descritta come una giovane fanciulla di eccezionale bellezza, figlia di un sovrano bretone, che si era segretamente consacrata a Dio e che, allo stesso  tempo, fu chiesta in moglie dal principe pagano Ereo. Secondo la leggenda, il suo rifiuto avrebbe potuto provocare una guerra e, per questo motivo, consigliata da un angelo, chiese di poter rimandare di tre anni la decisione, con la speranza che il promesso sposo si convertisse al cristianesimo e cambiasse idea. Allo scadere dei tre anni, sempre esortata da un angelo, Orsola si imbarcò con undicimila vergini alla volta di Roma. Lì furono tutte accolte da papa Ciriaco (sconosciuto alla storia). Sulla strada del ritorno, purtroppo, passarono per Colonia, conquistata da Attila; qui, tutte le vergini furono subito trucidate ma il destino di Orsola fu diverso: il temibile condottiero, infatti, invaghitosi della giovane, la chiese in moglie promettendole di risparmiarle la vita. Al suo rifiuto la fece, però, uccidere a colpi di freccia e, con lei, venne ucciso anche papa Ciriaco, che l’aveva seguita nel suo viaggio.

La struttura

La chiesa nasce come una piccola cappella costruita intorno al XVI secolo dal nobile spagnolo Annibale de Troyanis y Mortella. Successivamente, l’edificio viene donato da Alfonso Carafa principe di Stigliano ai padri dell’Ordine di Santa Maria della Mercede che, nel 1576, demoliscono il tempio per costruire una chiesa più grande e un nuovo convento. Nel 1809, in seguito all’occupazione francese, i monaci vengono espulsi, il convento utilizzato come residenze e uffici per i soldati e la chiesa assegnata alla congregazione Santa Maria della Mercede. I religiosi torneranno nella propria sede solo nel 1829. La chiesa viene restaurata tra il 1850 e il 1853 ma, il 30 giugno del 1865, i padri vengono espulsi nuovamente dal neo stato italiano, che confisca tutti i monasteri; viene, così, affidata ad un sacerdote diocesano mentre il convento viene venduto a Flavio Piccolini, che lo trasforma, demolendo anche il chiostro, per dare vita al Teatro Sannazaro.

Infine, nel 1925, la Curia affida definitivamente la chiesa al clero diocesano, erigendola anche a parrocchia con il titolo di Santa Maria della Mercede.

Nonostante non sia rimasto quasi nulla della struttura originale dopo l’Ottocento, sono comunque presenti dei pregevoli affreschi sugli archi della navata e la volta, eseguiti da G. Gravante (Storie della Vergine, 1851, Redenzione dei cattivi, 1852). Nel transetto, inoltre, destro sono esposte due tavole seicentesche, in origine situate nella cripta.

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