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Castel Sant’Elmo: una fortezza nel cuore di Napoli

Fonte: bobandnella’s.it

di Chiara Scaramella

Uno dei luoghi più panoramici ed affascinanti di Napoli è sicuramente Castel Sant’Elmo.

Posto sulla sommità dell’omonima collina, precisamente in Largo San Martino, gode di un panorama della metropoli a tutto tondo. Proprio questa sua caratteristica ha dettato l’importanza di questa struttura nel corso della storia: da qui, infatti, si poteva controllare tutta la città. Originariamente era una torre normanna chiamata Belforte e, solo con l’avvento della dinastia degli angioini, precisamente per volontà dell’allora re Roberto il Saggio, venne trasformata in una vera e propria fortezza.

Storia

I lavori del “ Palatinum Castrium” ebbero inizio nel 1329 e terminarono, sotto il regno di Giovanna d’Angiò, nel 1343, grazie ai progetti effettuati prima da Tino da Caimano, architetto toscano che progettò anche la nota Certosa di San Martino, e, dopo la morte di questo, da Attanasio Primario e Francesco di Vico.

La fortezza, probabilmente a causa dell’esistenza di una preesistente chiesa dedicata a Sant’Erasmo, venne chiamata, appunto, dapprima Castello di Sant’Erasmo, e poi, con il passare degli anni, mutò il suo nome in “Sant’Ermo” e “Sant’Elmo”. L’aspetto attuale del castello non rispetta completamente il progetto originale, poiché è frutto di un rimaneggiamento avvenuto tra il 1537 ed il 1547 a causa di vari crolli dovuti ad un terremoto. Questi ultimi lavori, commissionati dal Vicerè Don Pedro di Toledo all’architetto Pedrò Luis Escrivà, resero il castello una vera e propria cittadella, con tanto di piazza (Piazza d’Armi).

La fortezza arroccata sulla collina di Sant’Elmo ha accompagnato la città di Napoli in tutta la sua storia e, con essa, ha vissuto le varie dominazioni. È stata, infatti, nel corso degli anni, vittima di numerosi assedi (francese, austriaco, ungherese etc) e protagonista di diverse rivoluzioni. Fu proprio qui, ad esempio, che, grazie ai bombardamenti effettuati da questa rocca, il vicerè duca d’Arcos riuscì a placare i moti insorgenti durante la rivoluzione di Masaniello. L’ultima funzione, infine, prima dell’attuale musealizzazione, fu quella di carcere militare, nel quale vennero rinchiuse milioni di persone, tra cui i famosi Giustino Fortunato, Mario Pagano, Giuliano Colonna e tante altre celebri personalità.

La struttura e la pianta esagonale

Il castello, realizzato in pietra viva, è costruito su una pianta a forma esagonale che permetteva di meglio controllare l’intensità e la direzione delle cannonate provenienti dai vari bastioni. Oltre a questi dettagli tecnici, la pianta a sei punte, a forma di stella, ha un’iconografia che affonda le sue radici in storie antiche. Ancora non si sa, in realtà, se questa sagoma sia casuale o abbia un significato: certo è che la stella a sei punte si ritrova in numerosissime culture: in primo luogo è il simbolo della cultura ebraica ma, al contempo, in alchimia indica l’equilibrio cosmico e l’unione tra acqua e fuoco; ancora, nella Cabala, rappresenta la contrapposizione tra l’universo maschile e quello femminile e la conseguente armonia dell’universo derivante da questa antitesi.

Per entrare all’interno della fortezza è necessario dapprima percorrere una ripida rampa e poi superare, grazie ad un ponte, il grosso fossato che circonda il perimetro del castello e che, un tempo, serviva per la sua protezione. Subito dopo è possibile ammirare la Grotta dell’Eremita, luogo che probabilmente negli anni passati ospitava un’anacoreta. Il visitatore è accolto da un grande portale in piperino sul quale è posto il bassorilievo di un’aquila  bicipite che rappresenta lo stemma di Carlo V.

I luoghi da visitare assolutamente sono le carceri dei prigionieri comuni, che introducono i turisti al loro interno grazie ad uno splendido portale in tufo e piperino,  la piazza d’Armi, dalla quale si ammira un panorama mozzafiato, e l’annessa Torre del Castellano, luogo nel quale risiedeva, appunto, il castellano, ovvero colui che aveva sul castello giurisdizione civile e militare. Da non perdere è anche la graziosa chiesetta sopracitata, dedicata a sant’Erasmo, realizzata grazie ai progetti di Pietro Prato e successivamente ricostruita da Domenico Fontana.

Ultimamente, nelle sale interne del castello, sono spesso ospitate diverse mostre d’arte, festival e rassegne teatrali e musicali, rese ancora più suggestive dalla splendida location. Oltre a queste, inoltre, nella fortezza risiede, in maniera permanente, il Museo Napoli 900, che ospita numerosissime opere d’arte tutte partenopee, realizzate tra il 1910 ed il 1980.

Info

Indirizzo: Via Tito Angelini 22, 80129, Napoli.
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 8:30 alle 19:30 (chiuso il martedì); la biglietteria chiude un’ora prima.

Biglietti

  • Intero: 5 euro;
  • Ridotto: 2,50 euro (per i cittadini dell’UE tra i 18 e i 25 anni non compiuti);
  • Gratuito: per i cittadini dell’UE sotto i 18 e sopra i 65 anni.

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