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Le ceramiche di Capodimonte

Fonte: napolituristica

di Silvia Semonella

Durante la dominazione borbonica a Napoli, si sa, tante sono state le innovazioni, in infiniti campi, in cui la nostra città ha spiccato e primeggiato.

Una di queste, sicuramente, è stata la creazione artistica della porcellana, che aveva, e ha tutt’oggi, il suo centro nevralgico a Capodimonte.

Storia

Era il 1743 quando re Carlo di Borbone e sua moglie Amalia di Sassonia fondarono, all’interno dell’omonima reggia, la Real Fabbrica di Capodimonte, dedita alla lavorazione della porcellana, ispirandosi alla fabbrica tedesca di Meissen e ai suoi famosissimi e pregiatissimi prodotti, che il sovrano aveva avuto modo di ammirare, anche grazie alla dote della moglie, restandone affascinato.

La realtà superò di gran lunga le aspettative dei reali, in quanto la tradizione partenopea non solo eguagliò quella tedesca ma, quasi sicuramente, la superò, dando vita a dei veri e propri capolavori. Ciò che ha reso la  porcellana di Capodimonte così famosa e preziosa è stata l’intuizione di tre artisti, che hanno rivoluzionato il modo di creare la ceramica.

Agli inizi del XVIII secolo uno studioso sassone, infatti, scoprì la composizione della porcellana, ossia una fusione di caolino e feldspato; lo scultore Giuseppe Gricci, il decoratore Giovanni Caselli e il chimico Livio Ottavio Scheper, invece, ne studiarono a fondo le caratteristiche e scoprirono che, eliminando la roccia di caolino e unendo argille diverse, provenienti dalle cave del Mezzogiorno, al feldspato, l’impasto risultava molto più tenero e dal colore latteo, che, alla fine, è stato ciò che ha contribuito maggiormente al successo di questi manufatti.

La massima espressione dello stile artistico e pittorico di Capodimonte è il celebre Salottino di Porcellana, creato per la regina Amalia dallo sculture Gricci, tutt’oggi situato nella sala 52 della Reggia di Capodimonte.

Dal 1759, la produzione conobbe un periodo di stasi nel momento in cui il re Carlo di Borbone tornò in Spagna e portò con sé tutti i materiali e le opere, lasciando sul trono il figlio Ferdinando, di soli nove anni; nel periodo tra il 1773 e il 1780, però, Ferdinando, ormai adulto, diede un nuovo slancio alla produzione, che riprese a pieno regime anche grazie alla direzione artistica dell’illustre pittore e scultore Francesco Celebrano. Nonostante ciò, il periodo più florido della Real Fabbrica di Capodimonte si è avuto nel ventennio tra il 1780 e il 1800, con la nascita di una vera e propria scuola d’arte diretta e guidata da Domenico Venuti, all’interno della quale furono realizzati dei preziosissimi servizi da tavola in porcellana che sono ancor oggi conservati nel Museo.

Nel periodo pre Unità d’Italia, la produzione subì un cambio di rotta, passando dalla produzione di pregiati servizi da tavola a manifatture caratterizzate principalmente da uno stile floreale, puramente decorativo, che continua a vivere oggi come tratto distintivo della ceramica artigianale di Capodimonte, sempre identificata dal giglio, stemma della casata dei Borbone.

Attualmente la fabbrica è adibita a Museo e, nella Galleria delle Porcellane – sala 35 e 36 -, conserva i pezzi più celebri della tradizione partenopea. Oltre che nel Museo di Capodimonte, inoltre, le porcellane sono custodite anche nel Museo Duca di Martina, presso la Villa Floridiana, nel Museo Filangieri e nel Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes.

L’impasto

Il tenero impasto da cui prendono forma le pregiate manifatture locali viene plasmato utilizzando stampi in gesso finemente scolpiti e cesellati, nei quali viene colata la porcellana liquida, in modo da ottenere l’oggetto crudo che viene, poi, sottoposto ad una prima, lunga cottura in forno di circa 8-12 ore a 1250°. Si ottiene, così, una creazione in biscuit di ceramica, pronta per essere dipinta a mano e, poi, nuovamente cotta in forno per 8 ore a 750° per fissare il colore. Le composizioni floreali vengono, invece, plasmate manualmente dall’artigiano per poi seguire lo stesso iter degli oggetti ottenuti con lo stampo.

La lavorazione della porcellana di Capodimonte rappresenta, oggi, una delle eccellenze dell’artigianato artistico italiano. Nel 1961 è stato anche fondato l’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Giovanni Caselli”, con sede proprio all’interno dell’antico edificio del parco di Capodimonte, che, in occasione del 250° anniversario della fondazione della Real Fabbrica, è stato insignito della medaglia della Presidenza della Repubblica ed oggi detiene persino il marchio di fabbrica dell’antico Giglio Borbonico, che contrassegnava le opere prodotte durante i primi sedici anni di attività.

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