L'Anfiteatro Flavio, il Colosseo puteolano | LoveNaples
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L’Anfiteatro Flavio, il Colosseo puteolano

Fonte: Linkabile

di Simona Vitagliano

La Campania, come moltissime altre regioni del sud Italia, è uno di quei territori in cui basta trovarsi a fare una passeggiata, anche tra le sue strade più caotiche, per “inciampare” in reperti archeologici.

Lo abbiamo visto con l’antichissimo Complesso Termale sito a Fuorigrotta, in Via Terracina, e ce ne rendiamo conto anche a Pozzuoli, dove sorge il meraviglioso Anfiteatro Flavio, inferiore per capienza soltanto al Colosseo e all’Anfiteatro Campano di Capua, grazie ad una cavea che poteva contenere fino a 40.000 spettatori.

Storia

L’Anfiteatro Flavio è uno dei tanti siti archeologici immersi nella piena vita cittadina: quei posti che si costeggiano quotidianamente per andare al lavoro o per tornare a casa, abituati al fatto di vivere a contatto con realtà antiche di migliaia di anni; i napoletani ed i puteolani, anzi, sono così assuefatti da questi scenari che non ci fanno nemmeno più caso. In altre zone del mondo, una pietra può diventare materiale sufficiente per l’apertura di un Museo: in Campania non sempre, forse perchè è l’intera regione ad essere un immenso sito archeologico, testimonianza della storia antica del nostro passato.

Questo meraviglioso anfiteatro romano fa parte del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, risale alla seconda metà del I secolo d.C. e fu eretto dove confluivano le principali strade della regione, la Via Domitiana e la via per Napoli, in sostituzione dell’antico edificio per spettacoli, risalente all’età repubblicana, divenuto insufficiente a causa dell’enorme crescita demografica che interessò Puteoli in quel periodo.

Pare che i tre anfiteatri romani più importanti al mondo siano, in qualche modo, collegati: come, infatti, è ipotesi accettata che l’Anfiteatro Campano (primo del mondo romano) sia servito da modello per il Colosseo, sembra anche che gli architetti di quest’ultimo siano gli stessi dell’Anfiteatro Flavio che, di fatto, è ad esso di poco successivo.

Per la tempistica precisa ci sono, però, ancora dubbi: stando ad alcuni testi, la sua edificazione, infatti, sarebbe avvenuta sotto Vespasiano, con una inaugurazione realizzata da Tito; secondo un gruppo di studiosi, però, la presenza dell’opus reticulatum farebbe pensare ad una fondazione sotto Nerone, la cui testimonianza sarebbe, poi, verosimilmente stata rimossa con un processo di damnatio memoriae. C’è da dire, però, che il reticolato non è l’unica tecnica muraria presente nel sito, perchè si nota anche l’utilizzo di laterizi; infine, non si può non citare un’iscrizione epigrafica che recita: “Colonia Flavia Augusta/Puteolana pecunia sua” (“La Colonia Flavia Augusta costruì a sue spese“) ed il fatto che la tipologia di anfiteatro sia molto simile a quella del Colosseo, per cui anche l’ipotesi di una sua collocazione cronologica in età Flavia (subito successiva alla morte di Nerone, quindi), sarebbe plausibile.

La scoperta del sito, con i relativi lavori subentrati per darlo alla luce, è avvenuta nel 1839: per la fine dello stesso secolo l’opera di scavo si concluse ma, solo nel 1947, con ulteriori riprese dell’attività archeologica, il monumento diventò completamente fruibile, liberato anche dai detriti che, nel frattempo, si erano accumulati.

Struttura

L’Anfiteatro Flavio si articola su tre ordini di arcate sovrapposti (ima, media e summa cavea, gli spalti di gradinate) sorretti da pilastri, “coronati” in alto da un attico, seguendo i canoni architettonici dell’epoca, il tutto in una pianta visivamente ellittica.

Il piano di calpestio di un portico ellittico, inizialmente, circondava il complesso ed era realizzato con lastroni di travertino e rialzato di un gradino rispetto al livello stradale. Da questo stesso portico, delimitato da pilastri di pietra ornati da semicolonne, si accedeva agli ingressi e partivano, inoltre, venti rampe di scale, che permettevano di raggiungere il settore più alto delle gradinate.

Un afflusso ordinato e controllato degli spettatori avveniva attraverso corridoi anulari interni, che guidavano il pubblico alla cavea attraverso i vomitoria (varchi di accesso aperti lungo le gradinate).

Anche nei sotterranei, posti a circa 7 metri di profondità, si trovavano altri corridoi analoghi, oltre a ingranaggi (di cui oggi restano solo alcune parti) per sollevare le gabbie che portavano sull’arena belve feroci e, molto probabilmente, anche elementi scenografici che ravvivavano gli spettacoli. All’interno del perimetro dell’arena, infatti, erano presenti diverse botole che, durante le esibizioni, venivano chiuse con assi di legno.

Il legame con San Gennaro

L’Anfiteatro Flavio è anche collegato agli accadimenti riguardanti la morte di San Gennaro.

Durante le persecuzioni di Diocleziano, infatti, la prima condanna pronunciata per il martire (antecedente, quindi, a quella della decapitazione, avvenuta successivamente in zona Solfatara) voleva che venisse sbranato dalle fiere proprio in questo luogo: così Gennaro, Festo, Desiderio e Sossio (che condividevano la stessa pena ad bestias) si ritrovarono a sostare in una delle sue celle, che poi, nel 1689, per volere dell’allora vescovo di Pozzuoli, Domenico Maria Marchese, divenne una cappella dedicata al culto del loro martirio (seppur senza alcun fondamento storico certo) decorata con un altare maiolicato e una statua in ceramica raffigurante un abbraccio tra Gennaro e Procolo, come indicato anche da due lapidi poste all’ingresso; purtroppo oggi questo ambiente, nonostante sia stato meta, fino a trent’anni fa, di pellegrinaggi, tanto da doverne aggiungere, nel 1715, uno attiguo per raccogliere i fedeli (decorato da una tela raffigurante la decapitazione di San Gennaro e dei compagni e da un altare in pietra), risulta completamente abbandonato, a rischio crollo ed inaccessibile per problemi legati alla staticità. Lo scorso anno il Coordinamento delle Associazioni flegree-giuglianesi (Co.As.) ha lanciato un appello alle istituzioni affinchè “finalmente vengano utilizzati i fondi stanziati per la valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio storico-artistico-culturale, che potrà determinare condizioni di sviluppo e di occupazione“.

Info

  • Biglietto: 4,00 € (che comprendono Parco archeologico, Museo dei Campi Flegrei di Baia e Parco archeologico di Cuma, con validità 2 giorni!);
  • Giorni e orario di apertura: dal Lunedì alla Domenica, con chiusura settimanale il Martedì, negli orari compresi tra le 9 del mattino e un’ora prima del tramonto;
  • Indirizzo: via Serapide, Pozzuoli.

1 Comment

  1. Federica ha detto:

    Sarebbe bello e proficuo se in estate vi si tenessero opere e concerti come a Ravello. Il San Carlo che ne dice di trasferire lì la stagione estiva?

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