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Babà: qual è la sua storia e dove mangiare i più buoni?

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Babà: qual è la sua storia e dove mangiare i più buoni?

Fonte: erikafotoviaggiando

di Alessia Giannino

Il babà, seppure abbia origini polacche, è considerato un simbolo della pasticceria napoletana.

È un dolce da forno a pasta lievitata, originario, come detto, della Polonia e chiamato babka ponczowa. Successivamente i pasticcieri francesi gli diedero il nome di baba che fu, infine, trasformato dai napoletani in “babà”.

Le origini

L’invenzione del babà risale al re polacco Stanislao Leszczyński, al quale piaceva inventare nuove ricette ma che, non avendo i denti, non poteva mangiare dolci troppo duri o asciutti, come il gugelhupf, originario dell’Alsazia. Proprio per ammorbidire questo dolce decise di immergerlo nello sciroppo, dando vita a quello che, oggi, è l’antenato del babà. Un’altra storia racconta anche che il re, dopo una serie di tentativi falliti, una volta abbia scagliato una prova di questo dolce contro una credenza, facendo rompere una bottiglia di rum, che finì per inzupparlo; assaggiandolo, il sovrano lo trovò, finalmente, ottimo.

La forma a fungo di questa delizia per il palato la si deve a Nicolas Stohrer, famoso pasticciere giunto a Parigi con Maria, figlia del sovrano polacco: infatti, ancora oggi, nella capitale francese, vengono proposti dolci simili a quel che è il babà. Nel XIX secolo il maestro Brillant-Savarin inventò un liquore che ben accompagna macedonie di frutta; i fratelli Julien ebbero, così, l’idea di chiuderle in un babà spennellato con confettura di albicocche, dando vita al Babà Savarin.

Per quanto riguarda le prime fonti napoletane, infine, risalgono al 1836, quando il cuoco Angeletti scrisse un manuale culinario, includendo la ricetta del babà, preparato con uvetta e zafferano. Pian piano questi ingredienti si sono persi a causa della pasticceria commerciale, ma sono nate nuove varianti, come quelle con crema e amarena.

Oggi, a Napoli, il babà è un’istituzione.

Le pasticcerie dove gustare i migliori babà

Sfogliatella Mary – Questa pasticceria è minuscola e si trova all’interno della Galleria Umberto I. È famosa per le sfogliatelle, ma anche per i babà: infatti, nella piccola vetrina se ne trovano di diversi tipi, da quelli semplici, a quelli con la bagna, passando per quelli al cioccolato e quelli a frutta. Un tripudio di colori, che attira sempre tantissimi turisti e non solo.

Dove: Galleria Umberto I, 66.

Pasticceria Capparelli – Per chi attraversa il centro storico, immancabile è la tappa da Capparelli. I babà, qui, sono enormi rispetto a quelli delle altre pasticcerie, l’impasto è ottimo e il dolce dorato al punto giusto e bagnato alla perfezione. Oltre a quello classico, anche qui se ne possono trovare di diversi tipi. Una dolce pausa per chi visita il centro storico.

Dove: Via Tribunali, 325/327.

Antico Forno Attanasio – Famoso per le sfogliatelle, ma anche i babà, qui, non scherzano. Soffici e profumati, sono bagnati nel rum in modo impeccabile. Spesso si rischia di trovare una gran fila, dovuta all’ubicazione, perchè chi viaggia, molto spesso, vuole portare con sé i dolci napoletani… ma ne vale assolutamente la pena.

Dove: Vico Ferrovia, 1.

Scaturchio – È una delle pasticcerie più rinomate di Napoli, conosciuta dai tantissimi turisti che arrivano ogni giorno in città. Famosa per il ministeriale, dolce inventato dal fondatore della pasticceria, offre anche un babà buonissimo: non si può non assaggiarlo. Scaturchio è anche l’inventore del babà a forma di Vesuvio, divenuto uno dei suoi punti di forza. Oggi ci sono diverse sedi: al centro storico, al Vomero, a Posillipo e quella più recente, a Piazza Amedeo.

Dove: Via San Domenico Maggiore, 19/ Via Luca Giordano, 79/Via Orazio, 143/Piazza Amedeo, 8.

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