Il Santuario di San Gaetano Thiene | LoveNaples
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Il Santuario di San Gaetano Thiene

Fonte: wikipedia

di Alessia Giannino

Il santuario di San Gaetano Thiene, anche conosciuto come “Succorpo di San Gaetano”, è una chiesa monumentale di Napoli, che si trova in Piazza San Gaetano e facente parte del vasto complesso della Basilica di San Paolo Maggiore.

Gaetano Thiene è stato un presbitero italiano, fondatore dell’Ordine dei Chierici regolari teatini e, nel 1671, fu proclamato santo da papa Clemente X.

Il santuario nasce come cripta sotterranea per ospitare i resti dei padri teatini fondatori dell’Ordine, tant’è che è situato al di sotto della basilica, alla destra dell’edificio sacro. Gli ingressi possibili sono tre: quello, appunto, dalla basilica, quello indipendente, proprio sulla piazza omonima, e un terzo, quasi sempre chiuso, su vico Cinquesanti.

Originariamente le sepolture avvenivano in un giardino tra il pronao (lo spazio davanti alla cella templare) dell’antico tempio pagano e quello della chiesa primitiva. A partire dal 1581, con l’avvio di alcuni lavori di ampliamento, il cimitero fu abolito e, nel 1589, tutti i corpi furono spostati nella nuova cripta, progettata dall’architetto Francesco Solimena, del quale sono anche i bellissimi affreschi presenti nella navata, tra i quali “La resurrezione di San Gaetano” datato 1717. I bassorilievi raffiguranti la “Storia di san Gaetano di Thiene” sono, invece, delle creazioni di Domenico Antonio Vaccaro ed il pavimento maiolicato, del 1724, è di Donato Massa, artigiano che si occupò anche delle maioliche del chiostro delle Clarisse nella basilica di Santa Chiara.

Il 7 agosto 1624 il Santuario fu trasformato in cappella e aperto alla celebrazione delle messe. Nel XVII secolo, poi, l’intera struttura fu restaurata, ma della decorazione barocca originaria restano ancora i marmi policromi e tracce dell’antico pavimento in riggiole e marmi, decorato con motivi naturalistici tipici delle maioliche napoletane.

La tomba dove è custodito il Santo e l’ingresso risalgono, invece, ai lavori successivi alla Seconda Guerra mondiale.

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