Lì dove sorgeva il complesso di San Gaudioso | LoveNaples

Lì dove sorgeva il complesso di San Gaudioso

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Lì dove sorgeva il complesso di San Gaudioso

Fonte: wikipedia

Nel mezzo del centro storico di Napoli, lungo il Cardo, precisamente presso Vico San Gaudioso, è possibile vedere un’imponente scala fanzaghiana, al di sopra della quale si staglia uno splendido portale realizzato in piperino. Questo splendido arco, che oggi sembra custodire l’accesso ad uno spoglio giardino, un tempo era la porta d’ingresso dell’antichissimo complesso religioso di San Gaudioso.

Storia

Questa struttura nacque attorno al V secolo grazie a Settimo Celio Gaudioso, vescovo di Abitine (Tunisia), e ad altri religiosi africani i quali, dopo essere stati cacciati dalla loro terra a causa del rifiuto di convertirsi all’arianesimo, naufragarono a Napoli e costruirono il complesso.

Circa tre secoli dopo, il vescovo napoletano Stefano II decise di ristrutturare gli edifici ormai caduti in rovina,  per insediarvi le monache benedettine, e aggiunse anche la nuova costruzione della Chiesa di San Gaudioso dedicata a santa Fortunata. Nel 1530, alle benedettine succedettero le monache di Santa Maria d’Agnone che portarono con loro, all’interno della chiesa, le reliquie della Madonna d’Agnone.

Tra il XVI ed il XVII secolo ci fu la vera e propria espansione del complesso, il quale venne riadattato secondo i canoni artistici rinascimentali. Innanzitutto venne costruito l’incantevole chiostro progettato da Giovanni Francesco di Palma; in seguito venne, poi, realizzato lo scalone in piperino, ancor oggi visibile, dalla mano di Cosimo Fanzago.

Nel Febbraio del 1799, ai tempi della proclamazione della Repubblica Napoletana, la chiesa di San Gaudioso venne incendiata volontariamente per stanare dei rivoltosi che avevano trovato rifugio tra le sue sacre mura. Durante questo tragico evento le suore di Santa Maria d’Agnone riuscirono a salvare dalle fiamme solo alcune reliquie, come il sangue di San Gaudioso e la sacra immagine della Madonna da loro adorata. Dunque, le pregevoli opere un tempo custodite all’interno della chiesa, tra cui ricordiamo tele di Luca Giordano, Battistello Caracciolo, Francesco Solimena e tanti altri, andarono irrimediabilmente distrutte.

Il monastero riuscì a sfuggire all’incendio ma, successivamente, in epoca moderna, fu adibito a sede universitaria: ospitò, infatti, dapprima la sede dell’osservatorio astronomico e, successivamente, quella della Marina.

Nel 1920 fu presa la decisione di demolire tutto il complesso in favore della realizzazione di nuovi ospedali ed oggi, della struttura, rimangono solo la scala d’ingresso, il portale ed un accenno di chiostro.

Purtroppo questo è stato uno dei numerosi storici edifici vittima dell’aggressiva opera di urbanizzazione della città di Napoli. Nonostante ne rimangano solo pochi resti, però, continua ad essere un luogo dal fascino intenso che merita sicuramente una visita.

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