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La Sacrestia di Solimena

Fonte: Wikipedia

di Giovanna Iengo

All’interno della Basilica di San Paolo Maggiore, a Napoli, vi è una sacrestia che prende il nome dall’artista che se ne occupò: il Solimena.
Il luogo di culto rappresentò, per il pittore e architetto, la sua massima espressione.

Lo stile

Anticipatore del Rococò, nel 1600, Solimena improntò tutta la Sacrestia su questa tendenza, facendo diventare l’edificazione un emblema del barocco napoletano, mediante l’utilizzo di incorniciature notevolmente decorate, oro a profusione, grazie all’ausilio del collega Lorenzo Vaccaro, stucchi in gran numero, figure allegoriche e angeli presenti in tutti gli angoli della struttura.
Ad oggi, dopo una storia fatta di modifiche, adattamenti e riadattamenti dovuti, anche, alle edificazioni circostanti e al modificarsi di queste ultime, la ammiriamo nell’antico splendore, grazie ad un ciclo di restauri effettuato per riportare alla luce i colori e le particolarità del lavoro dell’artista.

Descrizione

Di pianta rettangolare, la Sagrestia è stata realizzata mediante l’ausilio di amici dell’artista-architetto, a quest’ultimo così affini da riuscire ad interpretare e a realizzare appieno l’idea fluttuante nella sua mente.
Domenico Russo, infatti, si occupò degli stalli lignei, seguendo i disegni del Nauclerio.
Dell’affresco sulla volta, invece, tornò ad occuparsene Solimena, che produsse il sontuoso capolavoro pittorico che conosciamo come il “Trionfo della fede sull’eresia ad opera dei Domenicani“.
Vicino all’ingresso, sul pavimento, vi è la lapide del primo clericale cattolico newyorkese, Richard Luke Concanen, morto a Napoli agli inizi dell’Ottocento.
Avvicinandosi alla porta laterale sinistra, è visibile il bassorilievo raffigurante la Maddalena, datato milletrecento.
Addentrandosi all’interno dello stabile, ci si trova dinanzi alla presenza della Cappella Milano, o Cappella dell’Annunciazione, così chiamata in onore del tema che fa da padrone, realizzato grazie alla pala d’altare di Fabrizio Santafede (ennesimo pittore ingaggiato dal compagno), che sovrasta l’altare maggiore, opera di Pietro Ghetti e Bartolomeo.
Le pareti laterali sono abbellite da due affreschi in onore di importanti esponenti della famiglia Milano, per mano di Giacomo Del Po, che decise di ritrarli.

I capolavori dell’artista

La Sacrestia porta la firma del costruttore in ogni luogo, per caratteristiche edili e decorative, partendo dalle Allegorie delle virtù, passando per il ciclo di affreschi, per i medaglioni ritraenti i quattro fondatori dell’ordine dei Teatini (San Gaetano, Paolo IV, Bonifacio da Colli e Paolo Consiglieri), fino ad arrivare ai due capolavori assoluti dello stabile e dell’artista. Si tratta di grandi scene, raffigurate al finir del secolo, che ricordano il legame con gli Apostoli, già reso noto in altri luoghi della chiesa: La Caduta di Simon Mago, del 1690, e la Conversione di San Paolo lungo la via di Damasco, di un anno prima, posta dirimpetto alla precedente.

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